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Parole di una cartolina del chiosco in strada

I turisti qui sono sempre in fermento. Ciondolano col naso all'insù e si entusiasmano anche per i tombini, forse a casa loro non esistono. Li osservo dalla mia torre girevole insieme alle ragazze, e ogni volta fantastichiamo su chi tra noi prenderà prima il volo. Il volo è l'obiettivo di tutte qui al chiosco sulla strada: è il passaggio, la scelta, il debutto verso l'età adulta. Una volta i litigi erano all'ordine del giorno perché noi cartoline siamo sempre state molto competitive, quando si trattava di compiacere quelle bipedi facce entusiaste. Tutte sciorinavano i propri colori con orgoglio, e tutte venivano scelte nel giro di pochi giorni; la torre rimaneva semi-deserta solo per qualche ora, prima che le nuove occupassero le stanze.


Io sono qui da dieci mesi. Il numero di voli è enormemente calato negli ultimi tempi, non ho ancora ben capito perché. So solo che Maurizio, il padrone di casa, quindici giorni fa stava parlando di sfrattare me e tutte le mie compagne. "Non le compra più nessuno, ingombrano inutilmente", così ho sentito; per fortuna la gentile signora con cui si stava intrattenendo in chiacchiere l'ha dissuaso dalla crudele idea, e ha portato via con sé quindici ragazze. Forse si è resa conto delle fesserie che stava sentenziando il signor edicolante: innanzitutto noi non ingombriamo, siamo sottili e leggere; e poi come fa a non rallegrarsi ogni mattina esibendo le nostre torri variopinte?


photo credit @AnitaaaJ on weheartit.com

Certo è difficile rendere gioiosi gli umani, di questi tempi. A malapena si interessano alle nostre vivaci illustrazioni. Io dico, se non ci degnano di uno sguardo poi è inutile che borbottino mogi e annoiati per le strade. Noi cartoline ci siamo sempre occupate di allegria, siamo nate per trasportare il fermento della vacanza. È quel guizzo che pervade grandi e poppanti quando vivono un'avventura lontano da casa, perdendosi in una città da esplorare o assaporando la freschezza di un pomeriggio al mare. La nostra carta è progettata per accogliere poche galvanizzate parole, intrise di dolce nostalgia. La cosa più bella del nostro lavoro, dopo il volo, è l'arrivo. L'attesa alla stazione di sosta (credo che tra gli umani si dica cassetta delle lettere) ci serve per riprenderci dal viaggio e prepararci alla loro grande sorpresa, poi finalmente la faccia di chi ci trova si illumina e arrossisce e sorride insieme a noi. Succede quasi sempre, e quando succede significa che le emozioni che ci sono state affidate sono state recapitate al meglio.


Noi cartoline facciamo da ponte tra due cuori distanti, facendoli sentire più vicini. Svolgiamo un compito importante e delicato: con le nostre parole fermiamo nel tempo l'unicità di un attimo fugace e spensierato, e lo trasportiamo a qualcuno di amato. Aiutiamo a dire: "Ehi, qui è bellissimo, per questo voglio condividerlo con te".






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