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Intervista a Cucina Botanica, la vegan youtuber del momento

Con oltre 170.000 iscritti al suo canale YouTube è riuscita a superare i numeri della pagina satirica Vegano stammi lontano, e sta contribuendo con successo alla diffusione di una scelta alimentare consapevole e sostenibile. È Carlotta Perego, sul web Cucina Botanica, ventiseienne di Monza che ha abbandonato la carriera nel mondo della moda per dedicarsi a pentole e padelle. Insegnante di cucina vegetale e youtuber in rapida ascesa, da tre anni divulga le sue ricette plant based e ingolosisce la sua – sempre più numerosa – community. Ma cosa significa essere vegani in un Paese come l’Italia, dove gastronomia, tradizione ed economia camminano a braccetto? Sentiamo la sua.


Cos’è per te la gastronomia?

Per me gastronomia è una parola che evoca la relazione tra cibo e cultura, può comprendere preparazioni sia semplici che complesse, ma comunque legate a una tradizione. La parola mi fa pensare a tempi passati e anche all’aspetto conviviale, che forse con il passare delle generazioni si sta perdendo.


Come si inserisce la dieta vegana nelle ricette della nostra tradizione? Che posizione occupa?

Alcune ricette della tradizione italiana sono ricette tipiche come la ribollita, la pasta e fagioli, la pasta al pomodoro, la focaccia genovese, la polenta, la farinata,… Principalmente, le ricette vegane facenti parte della nostra tradizione sono piatti poveri, che nascono dal mondo contadino e dall’utilizzo di risorse basilari, ma allo stesso tempo preziose, come il pane o le verdure.


Cosa rispondi alle persone che si stupiscono davanti alla verità che gli spaghetti al pomodoro siano vegani?

In effetti è così e dobbiamo andarne fieri! Il fatto che molte persone non ne siano consapevoli è indice di quanto poco conosciamo ciò che mangiamo ogni giorno.


Pensi che sia giusto abbandonare o comunque modificare i piatti della nostra tradizione e dunque in qualche modo compromettere quest’ultima?

Approfitto della pasta al sugo per fare un esempio; ciò che riteniamo lo stemma della nostra tradizione deriva da due ingredienti che di tradizionalmente italiano hanno pochissimo: la pasta non è stata inventata da noi, bensì importata dalla civiltà Araba, e i pomodori, di origine americana, iniziarono a diffondersi solo nel ‘700 in Europa. Fino a quel momento, i piatti più rappresentativi erano stati ben altri, dei quali moltissimi oggi sono scomparsi. Quindi c’è poco da essere legati alla tradizione! La storia delle nostre tavole è sempre stata, e sempre sarà, un continuo divenire. È normale che i piatti vengano modificati e adattati all’attualità.


Le sagre di paese sono realtà molto sentite in Italia; ti capita di andarci? Solitamente cosa ordini? Dalle mie parti la sagra più importante è quella della patata. In questa fiera cado bene, perché si tratta di un prodotto vegano, quindi mi capita di poter assaggiare molte delle preparazioni. Quando le sagre coinvolgono prodotti vegani, sono felice di andarci e di curiosare.


Il turismo enogastronomico, in senso più ampio, è un settore preponderante per l’economia della nostra Penisola. Se la scelta vegana si diffondesse veramente su larga scala, non pensi che si potrebbero verificare seri disagi economici?

Sicuramente gran parte del turismo arriva in Italia anche (a volte solo!) per sperimentare la nostra gastronomia. Sarebbe una ripercussione rilevante se tutto d’un tratto sparisse, ma dubito che questo possa realmente accadere. Al tempo stesso avviene qualcosa di reale e tangibile nell’altro senso: molti turisti ad oggi sono vegani e vegetariani, e la ristorazione italiana non è pronta ad accogliere questo tipo di clientela come si deve. Penso che in Italia saremmo anche abbastanza fortunati, perché la dieta vegana non differisce così tanto dalla dieta mediterranea quella vera, dove i legumi sono molto più diffusi di carne e pesce e i latticini occupano solo una piccola parte della piramide, mentre la parte maggiore è occupata da frutta, verdura, cereali, legumi. Potremmo senza dubbio approfittare delle meravigliose produzioni agricole del nostro Paese, intensificando e migliorando da questo punto di vista. Inoltre, se la domanda di prodotti animali calasse davvero, senza dubbio la domanda di qualcos’altro aumenterebbe. Il mercato si sposterebbe verso una domanda/offerta differente, ma mai verso un tracollo della domanda (e di conseguenza dell’offerta). In poche parole, si continuerebbe comunque a produrre, a spendere e a guadagnare, solo che lo si farebbe con prodotti diversi.


Giovani italiani o anziani italiani: chi secondo te è più difficile da introdurre all’argomento veganesimo e perché? Certamente gli anziani: le persone che hanno vissuto la guerra, o che l’hanno sentita raccontare da genitori e fratelli che l’hanno vissuta, danno un valore diverso alla vita, che sia umana o, specialmente, animale. È logico che una persona che ha vissuto questi avvenimenti veda diversamente la scelta vegana, rispetto a chi è nato nel benessere e nella possibilità di scegliere. Inoltre, dopo una vita passata a mangiare le stesse cose e a reputarle normalissime, è normale che gli anziani siano più restii a voler cambiare abitudini, e che siano anche più disinteressati nelle conseguenze delle loro azioni, non avendo la possibilità di vedere il mondo tra cinquanta o sessant’anni.


Reputi sufficiente il livello di informazione riguardo alla dieta vegana nel nostro Paese? Se no, quali strumenti ritieni efficaci per incrementare tale divulgazione?

No, non lo ritengo sufficiente. Anche tra chi lavora nella ristorazione, molti non conoscono bene la differenza tra celiaco, vegano e vegetariano (questo per me è assurdo!), quindi il lavoro da fare è tanto. Senza dubbio la televisione è un mezzo potentissimo che, invece che continuare a ridicolizzare questa scelta per fare audience, potrebbe sforzarsi di veicolarne gli aspetti positivi. Da quello che percepisco, in radio si è già più attenti a trasmettere i connotati positivi della scelta vegana, cercando di non demolirla o mancare di rispetto. La televisione invece è proprio rimasta indietro. Il web è spaccato a metà, per come la vedo io: persone pronte a insultare appena leggono la parola “vegano” e persone invece molto interessate, anche se non vegane, come quelle con le quali ho la fortuna di poter comunicare io.



 

Ringrazio infinitamente Carlotta che si è subito dimostrata entusiasta e disponibile davanti alla mia proposta di intervista. Tutte le foto contenute in questo post sono di sua proprietà e mi sono state gentilmente inviate. Ecco i suoi contatti:


Blog: https://www.cucinabotanica.com/

Instagram: https://www.instagram.com/cucinabotanica/?hl=it

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC0Ng90XAT8I9PAq_tQIiMPQ


 

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